Le Residenze per Anziani al tempo del coronavirus
Ermellina Silvia Zanetti
Brescia
Introduzione
La pandemia di COVID-2019 ha portato a una drammatica crisi del sistema sanitario italiano, sia nelle cure primarie, a lungo termine che acute. La già fragile integrazione dei servizi di assistenza è completamente crollata sotto la diffusione del coronavirus. Gli ospedali hanno chiuso al loro interno per limitare la diffusione del virus, mentre le strutture di assistenza post-acuta/a lungo termine hanno ridotto i ricoveri temendo la possibile contaminazione proveniente dall’esterno (Cesari M. e Proietti M., 2020).
Nelle circa 4630 Residenze per Anziani italiane sono accolte oltre 300.000 persone caratterizzate da età avanzata (età media all’ingresso 86 anni), multimorbidità, disabilità, demenza e fragilità che vivono in stretta vicinanza l’una all’altra. La mission delle Residenze è accogliere le persone in un ambiente protetto e protesico, facilitare la socialità, gli interessi personali, le relazioni con i propri cari e il benessere e assicurare cure qualificate e costanti per gestire le malattie croniche ed evitare un eccesso di disabilità.
Per le residenze per anziani, la pandemia COVID-19 ha richiesto rapidi cambiamenti nell’organizzazione della quotidianità e dell’assistenza agli anziani fragili che hanno un rischio più elevato di esiti gravi e avversi da COVID-19, a causa sia della loro età avanzata sia delle frequenti condizioni di salute croniche sottostanti (Dosa D. et al., 2020). I primi report documentano che il tasso di mortalità per le persone con più di 80 anni, che costituisce quasi la totalità dei residenti nelle strutture italiane, è superiore al 15% (McMichael T.M. et al, 2020).
Secondo i risultati di una Survey promossa dall’Istituto Superiore di Sanità, in un campione di 1.082 residenze per anziani per complessivi 80.131 residenti, dal 1° febbraio al 14 Aprile 2020, sono morti 6.773 (8,5%) anziani. In Lombardia la regione italiana con il maggior numero di decessi pari a 142/100.0001 abitanti, in un campione di 266 (su 668) Residenze e 24.100 residenti, sono deceduti nello stesso periodo 3.045 (12,6%) residenti. Di questi solo 166 avevano eseguito il tampone e 1.459 avevano sintomi di tipo influenzale per un tasso di letalità sul campione riferibile a COVID-19 pari a 6,7% (Istituto Superiore di Sanità, 2020). Il dato è certamente sottostimato: ad oggi conosciamo la mortalità che si è verificata nelle 65 Residenze di Bergamo dove dal 1° gennaio sono morti 1.998 ospiti sui 6.095 totali, pari al 32,8%. Nelle 668 Residenze della Lombardia negli anni 2017 e 2018 il tasso annuale di decessi era pari al 21% (Monteleone A., 2019).
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