La forza della Tenerezza
Renato Bottura
Mantova
Signor Coronavirus, ti scrivo una lettera.
Lavoro da 41 anni come medico geriatra in una grande Casa di Riposo della città, la Fondazione Mazzali.
Guardiamoci in faccia, io e te, giovane virus rampante, velocissimo, contagiosissimo, apparentemente neppure così cattivo (si dice che uccidi 10 persone su 100 che infetti). Questo è vero, ma gli Infettivologi , i Virologie pure gli Epidemiologi questa volta probabilmente non si sbagliano. Gli scienziati, per fortuna, ti hanno già fotografato, sequenziato, radiografato nella tua struttura maleficamente bella e floreale, e pure studiato, inquadrato e sequenziato il tuo DNA. Ma hai ancora un po’ di tempo a tua disposizione per terrorizzarci.
La tua arma principale infatti è infonderci paura, a volte panico, altre terrore. Ma sia la paura, sia il panico sia il terrore appartengono al tuo “regno del Male”. Noi invece, vogliamo accasarci nel nostro “Regno del Bene”. Ma come faccio a dire una cosa così assurda quando io stesso vivo pienamente l’emergenza Covid anche qui con i miei anziani che fra l’altro sono i più fragili e aggredibili da te? Quando i famigliari non possono purtroppo venire a trovarli? Quando a tutti gli anziani fragili è stato giustamente vietato di uscire di casa per colpa tua? È un paradosso tutto questo! Come faccio a intravvedere Luce quando ci sono solo tenebre? Speranza dove c’è disperazione? In questi casi anche la mia fede vacilla. E ne ho tutti i motivi. Certo, se avessi una fede come le montagne non dubiterei un attimo, se la speranza fosse cristallina e piena e non solo uno sbiadito e irrealistico ottimismo, bè, già molto cambierebbe.
Ma la tua forza, signor Coronavirus, è proprio quella di scoperchiare le nostre fragilità di Fede, di forza fisica e mentale, di Speranza vera e matura. E ancor più di dividerci. E sembra che tu ci stia riuscendo.
E allora che ci resta? Qualcosa ci resta! E cambia tutto.
Ci resta la Carità, quella di cui dice la Parola “la più grande delle tre.”
La Carità e la Tenerezza ci stanno salvando. Mi piace infatti scomodare quest’altra parola che amo, che come un satellite fedele ruota attorno a sua maestà l’Amore maiuscolo ( Dio ): la Tenerezza. I miei vecchi da sempre me la elargiscono a piene mani. Ma in questi giorni drammatici, pur nel crescendo del disagio e delle angosce di tutti, sembra che, nonostante tutto, la tenerezza cresca sempre di più.
Infatti la solitudine dei vecchi sta diventando per chi è a casa l’opportunità ulteriore di dire un Rosario in più, di fare una telefonata all’amica lontana, o “coccolare i vasi di fiori sul piccolo davanzale di casa, o prepararsi un pranzetto speciale giocando con i fornelli….Tutto questo perché viene a mancare il giretto fuori casa per comprare il pane o il giornale, o la gioia di prendersi un cappuccino caldo al bar, o la messa domenicale, o la gratificante seduta dalla parrucchiera, o l’incontro con le amiche sulla panchina…
Ma i vecchi, appunto, sanno trovare fiori dal letame.
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