Numero 1 (2020) Supplemento 1

COVID-19 e gli anziani, un'esperienza per il futuro

Un’esperienza veronese

Maria Beatrice Gazzola

Verona

Quando la pressione del nuovo Coronavirus SARS-CoV-2, alias COVID 19, ha iniziato ad allentare la presa sugli Ospedali qualcuno, forse, avrà tirato un sospiro di sollievo. In realtà è iniziata la vera sfida per il territorio. Sono un medico ma non un clinico: ho scelto di organizzare servizi e di lavorare sul territorio, cosa niente affatto facile e scontata in un ambito molto lontano da quello ospedaliero. Dirigo un distretto di circa 240.000 abitanti, con un indice di dipendenza senile (popolazione over 65/popolazione tra 0 e 64 anni) del 36,1 per cento che, è evidente, ha rappresentato il terreno fertile per veder crescere e consolidare negli anni 32 Centri Servizi per anziani per un totale di 2600 posti letto. Sì, noi non parliamo come in altre realtà italiane di RSA e abbiamo da tempo mandato “in pensione” la definizione di casa di riposo. Noi definiamo queste strutture Centri Servizi perché ognuna di esse col passare del tempo si è riorganizzata e specializzata ad offrire servizi diversificati ai suoi ospiti dalla residenzialità definitiva, al centro diurno, al servizio di riabilitazione cognitiva. Moltissime di queste strutture hanno avviato programmi di assistenza a domicilio in partnership con i Comuni e nella mia realtà anche collaborando per l’assistenza infermieristica domiciliare.

Sono molto cambiate con il tempo: oggi accolgono pazienti spesso molto impegnati e complessi dal punto di vista sanitario, che magari provengono anche da periodi di lungo ricovero ospedaliero. L’assistenza medica è garantita dalla Medicina Generale, non da Specialisti dipendenti dall’Ente, come accade in altre realtà della Penisola. Ovviamente questo presenta luci ed ombre anche solo per il limite di presenza oraria del professionista in struttura. D’altra parte, proprio per questo, il personale infermieristico ha sviluppata una forte autonomia e capacità decisionale.

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