Numero 1 (2020) Supplemento 1

COVID-19 e gli anziani, un'esperienza per il futuro

RSA e pandemia: considerazioni a tappe

Mauro Colombo

Abbiategrasso

Never waste a good crisis
(Winston Churchill)

Non è facile districarsi, in tempi di pandemia, nella pletora di articoli offerti dalla letteratura e di indicazioni di ogni tipo che provengono dai mezzi di informazione di massa. Cerco comunque di riassumere alcune considerazioni, allineandole in 3 prospettive temporali di riflessione: sulla fase acuta, sulla fase di ripresa, sul medio termine; sempre avendo di mira le strutture di ricovero per le persone anziane.

La fase acuta

Ci ricorderemo a lungo – al di là dei danni di ogni tipo – della pandemia Covid 19, variamente definita “strana”, “nuova”, “inquietante”. Lo stesso Journal of American Medical Association (Fontanrosa P.B. e Bauchner H., 2020) ammette che l’unica caratteristica di questa pandemia è la sua imprevedibilità… Almeno, questo tragico virus camaleontico un merito lo ha avuto: portare pubblica attenzione al mondo delle strutture di ricovero per anziani, di cui ora – più o meno a proposito – parlano in tanti, dalla Organizzazione Mondiale della Sanità, alle scuole di economia…

Opportunamente, JAMA ha aperto una rubrica orientata esplicitamente alla fase post-acuta, per gettare uno sguardo al dopodomani, quando sarà necessario un ampio ri-assestamento del nostro modo di vivere, in una “nuova normalità” ancora de definire.

Un articolo dichiara già nel titolo di voler “mettere il genio nella bottiglia”, ed indica una serie di manovre efficaci (in particolare la quarantena entro 24 ore), per le quali stima un costo di 5 miliardi di dollari nei soli USA. Gli autori – Rochelle P. Walensky e Carlos del Rio (2020): infettivologi/igienisti – sostengono che un simile sforzo potrebbe portarci ad un domani persino migliore dell’oggi, vista la risposta senza precedenti che la nazione ha espresso in termini di “creatività, immaginazione, ricchezza in risorse e compassione”, tanto che i contatti tra le persone sarebbero persino aumentate, in conseguenza del distanziamento sociale, con particolare riguardo per gli anziani più fragili.

Ma le cronache del New York Times temo rendano meno scontato il mettere la vicenda “nello specchietto retrovisore”…

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