Numero 1 (2020) Supplemento 1

COVID-19 e gli anziani, un'esperienza per il futuro

La cura degli anziani in tempo di Covid-19: un diario dalla geriatria

Andrea Fabbo

Modena

La crisi legata all’epidemia da Coronavirus ci ha “travolto” come uno “tsunami” che irrompe in maniera violenta nella vita delle persone e nella organizzazione dei servizi. Il problema principale era il “tempo”: avevamo sempre “poco tempo” per prendere delle decisioni che riguardavano le chiusure dei servizi, la possibilità di trovare delle alternative, la necessità di garantire servizi essenziali ma in maniera diversa, l’impossibilità a sostituire in pochissimo tempo gli operatori che si ammalavano e soprattutto controllare, monitorare e supportare i nostri anziani con le loro famiglie, sia quelli che erano a casa (malati di Covid e non) sia quelli che erano nelle strutture. Il tempo era cruciale: decidere, decidere, decidere con la paura di sbagliare, di poter verificare le cose, di cercare di garantire sempre quello che era giusto in quel momento e per quella determinata condizione.

Da sempre (dalla mia formazione universitaria e poi sempre sul campo ) mi occupo di anziani ( con la demenza e non ) non solo dal punto di vista clinico (ho cercato sempre di continuare a fare il medico e di mantenere la diagnosi e cura ) ma anche dal punto di vista gestionale cercando di supportare l’organizzazione dei servizi nel garantire offerte adeguate ai bisogni di una popolazione “fragile” bisognosa di ascolto e attenzione.

Oggi si parla tanto di “fragilità” ma quanti, soprattutto nel campo dell’anziano, la conoscono davvero e soprattutto quanti conoscono i bisogni reali e la necessità di garantire in questo campo azioni veloci, utili e concrete ? Quanti hanno veramente le competenze, la formazione e la “passione” (perché sappiamo che la competenza e la cultura non bastano)  per trattare una materia così complessa che fa domande ma che soprattutto vuole risposte rapide ed efficaci ? Non so rispondere : di sicuro l’emergenza Coronavirus ha dimostrato che forse il bisogno c’è e che forse occorrerà “rivedere” qualcosa in una sfida che è quella degli anziani e dell’invecchiamento della popolazione che fino ad ora ha avuto nella maggior parte dei casi soluzioni incomplete ed inadeguate e “liquidata” troppo spesso con soluzioni superficiali.

“Velocità” e “condivisione” sono le altre parole  che forse fanno capire l’azione di un geriatra che lavora in questo contesto : velocità nel prendere le decisioni, velocità di fare la cosa giusta con la paura di sbagliare, velocità di dare risposte concrete a persone e a familiari che ci chiedono aiuto, velocità nell’ascoltare e nel condividere soprattutto con gli altri operatori che sono tanti (di area sociale e sanitaria) ogni piccola azione e decisione. La condivisione è la chiave per ottenere fiducia e per fare in modo che le decisioni anche difficili siano accettate; la condivisione (che ho imparato dai miei colleghi che si occupano delle cure palliative e dagli operatori che lavorano in RSA) ti permette di “reggere il peso” e di farti capire che non sei solo ma che sei parte di un gruppo che si supporta che si aiuta e che se si condividono le scelte si ottengono risultati migliori.

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