Numero 1 (2020) Supplemento 1

COVID-19 e gli anziani, un'esperienza per il futuro

La Sardegna e il Covid-19

Paolo Francesco Putzu

Cagliari

La Sardegna con la sua scarsa densità di popolazione (68 abitanti per Km2 contro 421 della Lombardia, 1.639.000 abitanti contro 10.060.000 ) si colloca tra le regioni a basso impatto per le conseguenze dell’epidemia Covid19. Al 5 maggio 2020 i casi totali dei positivi al tampone sono stati 1.317, con 119 morti accertati e 9 ricoverati in terapia intensiva. L’insularità e l’isolamento non l’hanno però preservata dalla diffusione del contagio, con alcune peculiari caratteristiche epidemiologiche. L’80% dei contagi è avvenuto nelle provincia di Sassari mentre vaste aree regionali centro e sud orientali (Ogliastra, Sarrabus, Gerrei) sono risultate indenni. I luoghi del contagio, non differendo dal resto d’Italia, sono risultati le strutture ospedaliere e le residenze per gli anziani. Il picco del contagio è avvenuto nelle due settimane successive al decreto “Salva Italia” e in soli 3 giorni dall’applicazione del blocco degli spostamenti sono state registrate 14.000 auto-denunce di nuovi arrivi dal continente da parte di proprietari di seconde case o residenti fuori sede.

La sezione Sardegna dell’AIP ha dato il proprio contributo muovendosi su più campi.

  • Sul versante della solidarietà ha immediatamente attivato il “Telefono Anziani Sardegna, supporto psicologico e clinico” con il patrocinio dell’Ordine dei Medici della provincia di Cagliari e dell’Ordine degli Psicologi regionale, in collaborazione con la onlus GeRos. Dopo due mesi di contatti si è potuto registrare un comprensibile diffuso senso di solitudine, insicurezza, ansia e difficoltà relazionale dell’utente anziano. È emersa in maniera preponderante l’inadeguata modalità comunicativa sui dati dell’epidemia da parte delle istituzioni. I bollettini giornalieri del commissario per l’emergenza “I morti sono quasi tutti anziani affetti da polipatologie e neoplasie” e le tragiche notizie provenienti dal nord d’Italia – anziani morti senza il conforto dei parenti e decisioni etiche a loro sfavorevoli – hanno accentuato il senso di insicurezza. Hanno poi determinato un effetto negativo moltiplicatore le paventate maggiori restrizioni di distanziamento sociale in base all’età (“i vecchi usciranno per ultimi”, “gli over 60 resteranno a casa sino a dicembre”).

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