Tra congiunti e affetti stabili, andrà tutto bene
Diego De Leo
Brisbane
Francamente, aldilà dell’ottimismo d’ordinanza, non so si possa ancora dire che “andrà tutto bene”. A me il futuro appare piuttosto incerto; molte le questioni aperte capaci di influenzare grandemente ogni sviluppo: quale l’origine del virus? La sua possibile persistenza e le probabili mutazioni? Si attenuerà? Tornerà in autunno? Quali ripercussioni a livello sociale? Andremo incontro ad un periodo di forti tensioni e di irreversibile recessione economica?
Non è andata bene
Intanto, si può abbozzare qualche iniziale, amaro bilancio. Di certo non è andato tutto bene per chi la COVID-19 l’ha vissuta sulla propria pelle, soffrendone i sintomi, subendo magari un ricovero ospedaliero, perdendo una o addirittura più persone care. Al momento di scrivere questo pezzo (4 Maggio), gli italiani che hanno perduto un proprio caro sono quasi 30.000. Questo dato è notoriamente sottostimato, dal momento che nel marasma generale degli ultimi mesi non c’è stata la possibilità di verificare le cause di morte di tutti i deceduti, soprattutto di quelli a domicilio, negli istituti per disabili e in quelli per anziani.
Non è andata bene per quelli che, nelle sancite condizioni d’isolamento sociale e quarantena, chiedevano notizie dei propri cari ricevendo solo vaghe risposte. Non è andata bene per chi non ha avuto l’opportunità di un ultimo saluto ne’ la possibilità di organizzare o partecipare a un rito funebre. Non è andata bene per chi ha dovuto fare inaccettabili ricerche per sapere dove fosse finita la salma del proprio congiunto, o per chi ha avuto difficoltà di ottenerne l’urna con le ceneri.
Poteva andare molto peggio a chi di coronavirus si è ammalato e ha avuto molta paura di non farcela. Penso a chi questo timore se l’è portato dentro mentre cercava di aiutare gli altri. Penso ai molti colleghi che si sono spesi fino allo sfinimento per dare sollievo a pazienti dai destini molto incerti, in assenza di un protocollo valido con cui operare ma in presenza di un numero insopportabile di decessi tra i ricoverati. Così come intollerabile è il numero di colleghi che non ci sono più, oltre al personale sanitario che ha pagato con la vita l’esercizio della professione in condizioni di insufficiente protezione e sicurezza.
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