Il COVID-19 in Poliambulanza. Il quarto cavaliere. Appunti dal mio diario
Renzo Rozzini
Brescia
“Appena poi la pubblica Autorità ordinò che gli ammalati fossero condotti al lazzaretto (giacche a motivo del copioso numero non era più possibile che venissero convenientemente assistiti al loro domicilio) alcune Signore entrarono piene di coraggio nel reclusorio delle miserie, e della morte per assister uomini e donne indistintamente, e tra queste una nobile giovine di 22 anni (…)
Ieri ho chiesto ad un choloroso uscito dall’ospedale come fosse stato assistito da quelle persone, e col pianto della gratitudine sugli occhi mi rispose queste precise parole -Quelle sante persone non sono della mia sfera. Desse sono angeli. –
E dopo avermi esposte dettagliate circostanze sull’amorosa assistenza, fini esclamando piangendo: non è possibile immaginarsi tanta carità. – 28 luglio 1836”.
(La Gazzetta della Provincia di Lodi e Crema, del 20 Agosto 1836)
Il 24 gennaio 2020 arriva la prima lettera dalla direzione sanitaria indirizzata ai responsabili Medici e Coordinatori infermieristici dell’ospedale.
“I cluster di casi di polmonite verificatosi nella città di Wuhan, importante snodo di trasporto nazionale e internazionale situato nella provincia di Hubei in Cina è stato segnalato all’OMS a partire dal 31 dicembre 2019. I CDC cinesi hanno identificato un agente causale nel nuovo coronavirus 2019-nCoV appartenente a una grande famiglia di virus respiratori che possono favorire forme cliniche che spaziano dal comune raffreddore alla MERS fino alla SARS.
Il nuovo coronavirus 2019-nCoV può causare sia una forma lieve, simil-influenzale che una forma più grave di malattia, soprattutto in presenza di patologie croniche e nelle età più avanzate.
Poiché autorità cinesi e l’OMS confermano che è stata dimostrata la trasmissione da persona a persona si sono verificati casi tra il personale sanitario e sono attualmente in corso indagini per valutare contagiosità e dimensioni del farmaco sia a livello internazionale che nazionale Ministero della Salute e Regione Lombardia dispongono che i medici ospedalieri supportati dagli operatori sanitari di competenza si attengono a quanto declinato nella seguente procedura evitando inutili allarmismi”.
Il 20 febbraio vengono diagnosticati in pronto soccorso i primi due casi positivi per Sars-COVID-19.
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