Infodemia, Evidenza e Ricerca scientifica ai tempi della COVID 19
Nicola Ferrara
Napoli
Una ragionevole definizione di Infodemia è possibile trovarla sul sito treccani.it1: “Circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta non vagliate con accuratezza, che rendono difficile orientarsi su un determinato argomento per la difficoltà di individuare fonti affidabili.”
Questa definizione sembra assolutamente coerente con il diluvio di informazione, vere, credibili, incredibili, false che stiamo subendo in questi mesi di pandemia da Sars CoV 2. Va ricordato che probabilmente il primo ad aver coniato il termine sembra essere stato David J. Rothkopf sul sito del Washington Post nel 2003 che, ai tempi della Sars, individuò nella “information epidemic” la causa che trasformò una confusa crisi sanitaria regionale cinese in una debacle economica e sociale globale. Rothkopf definì la sua espressione “infodemic” come “la presenza di alcuni fatti, mescolati alla paura, alla speculazione e alle voci, amplificati e trasmessi rapidamente in tutto il mondo dalle moderne tecnologie dell’informazione, che hanno influenzato le economie nazionali e internazionali, la politica e persino la sicurezza in modi assolutamente sproporzionati rispetto alle realtà radicali. È un fenomeno che abbiamo visto con maggiore frequenza negli ultimi anni, non solo nella nostra reazione alla SARS, ma anche nella risposta al terrorismo e persino a eventi relativamente minori come gli avvistamenti di squali”.
Anche se un eccesso di cattiva informazione, spesso utilizzata in chiave politico/partitica, il nostro paese lo aveva già sperimentato in varie occasioni, durante l’attuale epidemia di Covid -19 in Italia abbiamo assistito ad una vera e propria orgia informativa tra notizie incredibili, credibili ma assolutamente false, parzialmente false, verosimili con il corollario di qualche informazioni con base razionale e scientifica.
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