Numero 1 (2020) Supplemento 1

COVID-19 e gli anziani, un'esperienza per il futuro

La medicina ai tempi del COVID: piccola cronaca di un medico …. che diventa paziente

Giuseppe Bellelli

Monza

All’inizio è stato come ritrovarsi in un’altra dimensione. Reparti “tradizionali” che sparivano dall’oggi al domani per trasformarsi in reparti COVID, sotto la pressione del Pronto Soccorso assediato dall’incessante arrivo di pazienti affetti dal virus. La sensazione è stata quella di essersi distratti, un attimo, e ritrovarsi senza più quella che è stata la tua “casa” per tanti anni e senza più le certezze del tuo lavoro. È stato solo un attimo, perché si è reso subito necessario occuparsi dei “nuovi” pazienti. Nuovi perché molto differenti da quelli che ho sempre curato nella mia vita professionale. Età mediana 59 anni, la metà dei ricoverati ha la tua età o addirittura è più giovane. Prevalentemente (si potrebbe dire clamorosamente) di sesso maschile, nella stragrande maggioranza dei casi nel pieno dell’attività lavorativa, sorpresi da questo virus mentre curavano i propri pazienti (ricordo un dentista), percorrevano in lungo e in largo la Lombardia (ricordo un ingegnere impiegato nella produzione di software) o semplicemente si trovavano a casa con i propri affetti. Leggevi l’incredulità e la paura nei loro sguardi.

Prima riflessione: quali cure? Ricordo notti passate a cercare in letteratura articoli che aiutassero a scegliere il da farsi e lunghe chat con colleghi e amici per un confronto. In questo scenario, totalmente nuovo ed inatteso, fin da subito hanno incominciato a farsi strada dubbi riguardo all’opportunità di effettuare trattamenti che nei primi giorni tutti noi abbiamo effettuato. Trattamenti spesso supportati da raccomandazioni di società scientifiche che si ritenevano intitolate a prendere posizioni in totale assenza di evidenze, basandosi sulla logica del “secondo noi”. Logica che nella mia vita professionale ho sempre cercato di combattere. Ma d’altro canto che fare? E se invece le terapie funzionassero? Ed allora cominciano a balenare nella mente tua e dei colleghi con cui condividi il luogo di lavoro strani pensieri: ho visto un paziente migliorare dopo terapia steroidea……idrossiclorochina. Il tocilizumab è efficace e non ha effetti collaterali. Prescriviamoli. E l’eparina, ho letto che le trombosi sono una frequente complicanza. Ok, ma a che dosaggi?

Per la versione completa dell'articolo
Scarica versione PDF

Questo sito prevede l‘utilizzo di cookie. Continuando a navigare si considera accettato il loro utilizzo. Ulteriori informazioniOK