Numero 1 (2020) Supplemento 1

COVID-19 e gli anziani, un'esperienza per il futuro

Il coronavirus alla fine della fase 1: dubbi e certezze (poche) prima della fase 2

Vincenzo Canonico

Napoli

Quello che scaturisce dalla prima fase del contagio da coronavirus è un’Italia  spaccata in tre macro aree. Una fascia di alto contagio: tutto il nord più le Marche, con l’esclusione di Veneto e Friuli Venezia Giulia. Una fascia di medio contagio: Veneto, Friuli, Abruzzo, Toscana. Infine una fascia di contagio basso: tutto il Sud più Lazio e Umbria.

Nella seconda fase del contagio, dove i ricoveri vanno sempre più diminuendo ed in parallelo i ricoveri in terapia intensiva o in rianimazione, bisogna pensare a riprendere le attività sanitarie economiche e sociali, alla luce di quanto è emerso dalla prima fase del contagio, dove ci sono stati tanti errori in parte dovuti all’emergenza improvvisa e devastante, ma anche ad una disorganizzazione purtroppo risultata fatale per una gran fetta di popolazione.

Data la situazione economica, in grave crisi da due mesi, le industrie, il commercio, gli artigiani, premono per la riapertura delle attività, il Governo frena nel timore che si possa ritornare ad una riacutizzazione che sarebbe devastante, le diverse task force di esperti nazionali e regionali spesso vanno in direzioni diverse e non riescono ad esprimere pareri univoci. I virologi, anche loro a volte in contraddizione, continuano a invitare a non abbassare la guardia. In sintesi mancano indicazioni operative sui parametri per aprire in sicurezza. È ovvio che per la riapertura abbiamo bisogni di sicurezza e preparazione.

Riaprire significa avviare la fase di convivenza con il coronavirus, quindi essere pronti a una nuova circolazione e potenzialmente alla gestione di nuovi contagi. Siamo preparati a questo? Vi è certamente una differenza regionale rispetto alla risposta immunitaria, nel senso che proprio le regioni dove i numeri sono positivi e i contagi quasi zero, c’è stata minore circolazione della malattia e dunque meno risposta immunitaria della popolazione che rischia, in caso di una seconda ondata di contagi, di trovarsi più fragile ed esposta rispetto alle regioni più colpite del Paese dove molte persone hanno già sviluppato anticorpi.

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